domenica 29 aprile 2018

Uno psicologo del lavoro.. sistemico relazionale!

 di Leonardo Frizzi, psicologo psicoterapeuta.



Il mio sogno era diventare psicoterapeuta. Per questo cercai il training in psicoterapia. All’epoca lavoravo nell’azienda di famiglia come operaio, mio padre aveva un’antica concezione della famiglia e del lavoro. I figli dovevano lavorare di più degli operai e guadagnare di meno. Grande rispetto per questi principi ma la mia vita era dura.
Iniziai il training in psicoterapia alla CSAPR ritagliandomi lo spazio dal lavoro, ero uscito da poco da una serie di tirocini nei sert delle ASL fiorentine e dal centro per la cura e riabilitazione dell’alcolismo, sempre in alternanza al lavoro in azienda, correndo di qua e di là.
Per me il training era il coronamento di un sogno, lo spazio franco dove iniziare una nuova vita. Era il primo training organizzato a Prato dal CSAPR.
Gli orari si conciliavano male con il lavoro, cercavo disperatamente qualcosa da fare come psicologo, qualcosa che mi permettesse di lasciare il lavoro in famiglia.
Trovai un’inserzione sui quotidiani: “ cercasi psicologo”!! incredibile per l’epoca.
Mi presento una mattina e trovo il luogo pieno zeppo di candidati, pieno zeppo di psicologi, normale visto le poche occasioni che c’erano.
Parlano con tutti singolarmente ma poi ci riuniscono e ci chiedono di progettare un corso di vendita ( si trattava di formare nuovi venditori di mobili, per di più giovani architetti), spiegandoci che il miglior progetto avrebbe avuto il lavoro.
Ero al secondo anno di training ed avevo appena conosciuto le rege delle comunicazione, ero entusiasta di PAUL WATSLAVICH. La sera nei dopocena mi misi a pensare a questo corso di vendita. Mi resi conto che non avrei saputo cosa dire sulla vendita ma molto su come comunicare correttamente, pensavo che chi comunica bene convince e chi convince può vendere bene. Progettai quindi un corso sulla comunicazione e lo consegnai all’azienda.
Venni convocato una settimana dopo, mi aspettavo la solita ressa ed invece con stupore mi accorsi di essere solo io. Mi dissero che il mio lavoro era estremamente innovativo, mai visto una cosa del genere e vollero che facessi il corso a loro! Ero terrorizzato ma lo feci.
Venni scelto come formatore e selezionatore, l’azienda si occupava di selezione e formazione del personale per le aziende fiorentine. Naturalmente niente assunzione, solo percentuali sul venduto, ma avevo raggiunto lo scopo, potevo fare lo Psicologo!! Quest’inizio mi ha permesso poi ( essendo cercato) di lavorare nell’azienda di consulenza organizzativa e di selezione e formazione più prestigiosa della toscana ed ho da allora collaborato con tutte le più grandi aziende dell’italia centrale e non solo prima per selezione e formazione e poi per la consulenza organizzativa.
Il traing CSAPR mi ha permesso di fare formazione ai più alti dirigenti d’azienda che hanno bisogno tutt’oggi come il pane delle nostre strategie relazionali e soprattutto di vedere le loro organizzazioni in un’ottica sistemica, cosa che gli cambia la vita e li rende estremamente più capaci ed efficaci nel loro lavoro. Sono poi diventato anche psicoterapeuta e continuo tutt’oggi la doppia professione di psicologo d’organizzazione e psicoterapeuta . La Scuola di Psicoterapia Sistemica e Relazionale mi ha permesso di conseguire il mio obiettivo.

giovedì 22 marzo 2018

Infanzia e approccio sistemico relazionale.


di Letizia Tinacci, psicologa psicoterapeuta. 


Il settore dove ho applicato i miei primi rudimenti di psicologia relazionale è stato il mondo dell’infanzia. All'inizio della specializzazione presso il C.S.A.P.R, infatti, gestivo, con la cooperativa che avevo fondato, spazi gioco e ludoteche per conto di enti pubblici. 
Ogni pomeriggio accoglievo una ventina di bambini 0-3 anni, con le loro famiglie; ogni pomeriggio, dovevo avere chiari gli obbiettivi del servizio, ascoltare i bisogni dei piccoli e degli adulti che li accompagnavano, gestire le dinamiche di gruppo, quelle con i colleghi e quelle con i committenti. E’ stata la palestra relazionale più importante della mia vita, una “doccia fredda sistemica” che mi ha obbligato a tener conto di tutti, escludendo per necessità ( e magari neanche con tanta consapevolezza!) una visione lineare della realtà, che mi avrebbe suggerito una relazione esclusiva con i bambini, tralasciando le altre preziosissime parti in gioco.
Successivamente ho avuto un incarico di psicologa al Centro Affidi..stavolta potevo appoggiarmi alla pregressa esperienza, ma la posta in gioco era ancora più alta ed il livello di complessità era maggiore. L’obbiettivo era il benessere del minore e proprio per questo non potevo prescindere dalla rete di relazioni significative a cui apparteneva: la famiglia d’origine e quella affidataria, il suo contesto scolastico e sociale, i Servizi di riferimento.
In parallelo non potevo perdere di vista me stessa, la relazione con il bambino, quelle con i colleghi e con i miei committenti, le aspettative legate al ruolo.
 Di nuovo la psicologia relazionale si é rivelata preziosa: al passo con i cambiamenti repentini di questo momento storico e con la necessità di adattarsi ai diversi contesti, relativamente breve e molto efficace anche su un piano concreto.
Da allora non ne faccio più a meno, sono una "relazionale-addict " convinta!

martedì 6 marzo 2018

LA PORTA APERTA Il ruolo del teatro nella mia esperienza didattica e clinica.

di Marco Venturelli, psicologo psicoterapeuta.

Le mie esperienze in campo teatrale sono state un elemento importante della mia crescita personale e professionale. Negli anni successivi la scelta di diventare psicoterapeuta e didatta mi ha stimolato e incoraggiato ad esplorare le connessioni tra la psicoterapia e quella parte del teatro di ricerca la cui essenza si fonda sulla relazione che si crea tra attore e spettatore nel tempo presente e nello spazio in cui l'evento teatrale ha luogo.
Un teatro vivo, in cui “recitare” non vuol dire “far finta”, ma essere presenti in quel momento, attenti nel qui e ora, senza smanie di protagonismo o inutili esibizioni di abilità tecniche, coltivando una costante attenzione rivolta a sé e all’altro.

Nel mio lavoro di terapeuta e di didatta in alcuni casi utilizzo la “lente” del teatro. Nella didattica in particolare, questo si traduce nell’utilizzazione di esercizi esperienziali per lavorare e riflettere sulla persona dell’allievo, un’opportunità aggiuntiva che può contribuire ad affinare e potenziare aspetti personali/stilistici del futuro terapeuta. Nel corso degli anni le necessità formative emergenti dalla relazione con gli allievi mi hanno stimolato a creare nuovi esercizi.

Mi piace immaginare la formazione e per certi versi anche l’attività clinica, come la situazione di chi apprende l’arte di diventare funambolo: è responsabilità del funambolo più esperto utilizzare tutti gli accorgimenti possibili per insegnare all’altro a stare in equilibrio, mentre è compito dell’allievo utilizzare al meglio il proprio desiderio di apprendere…in fondo entrambi camminano sulla stessa fune!

Dr. Marco Venturelli, Psicoterapeuta, Didatta C.S.A.P.R.