martedì 12 dicembre 2017

L'intervento relazionale sistemico con l'adolescente.

di Silvia Vannucci, psicologa psicoterapeuta, socia e docente di CSAPR Prato.  


Interpretare con un modello lineare il comportamento sfidante e sintomatico del giovane paziente può esitare nella cronicizzazione iatrogena del disturbo, iniziando un inesorabile percorso di medicalizzazione, o nella rottura dell’alleanza terapeutica tra lo psicoterapeuta e l’adolescente, che perderebbe così una fondamentale occasione di cura e di salute.
L’adolescenza dei figli può essere il detonatore di una carica esplosiva accumulata negli anni da una coppia di genitori non abbastanza evoluta. La lettura relazionale di questa fase del ciclo della famiglia ci permette di intervenire in modo efficace sulla salute dell’adolescente, utilizzando la forza stessa dell’esplosione che egli agisce nel sistema attraverso il comportamento sintomatico.
Come psicoterapeuta formata al Centro Studi, con esperienza ormai quasi ventennale, ricevo le famiglie e gli adolescenti consapevole delle inside che i ragazzi ci presentano ma anche del loro potente e lucido punto di osservazione sulle fragilità dei grandi; succede che arriva la seduta familiare dove invito l’adolescente in difficoltà a sedersi accanto a me e insieme parliamo di quei due adulti problematici… poi ci salutiamo con l’impegno dei genitori di farsi carico delle proprie difficoltà, magari con l’aiuto di un eventuale altro psicoterapeuta. La psicoterapia prosegue con un adolescente finalmente libero di poter costruire e integrare la propria identità, che può guardare al mondo intorno, anziché vigilare come sentinella per i suoi: ciascuno ha ripreso il suo posto e tutti hanno partecipato alla magia della guarigione del paziente designato.



martedì 31 ottobre 2017

L’intervento sistemico relazionale a scuola

di Simona Gagliardi, psicologa psicoterapeuta, socia di CSAPR Prato.

La scuola rappresenta un sistema complesso, costituito da soggetti diversi per età, ruolo, competenze, professionalità, la cui convivenza spesso presenta delle problematicità e da cui possono emergere domande di cambiamento diversificate e non sempre consapevoli. Come professionisti possiamo, infatti, confrontarci con richieste provenienti dal contesto scolastico, a volte, ambigue o impossibili, che possono mettere alla prova le nostre competenze e esporre i nostri interventi a rischio di fallimento.
Nel corso degli anni di pratica professionale è stato possibile rispondere, per me e per le colleghe “sistemiche” con cui collaboro, a numerose richieste di intervento nel contesto scolastico partendo dall’analisi e dalla riformulazione della domanda. La formazione sistemico relazionale, infatti, rafforza ed arricchisce la possibilità di riformulare la domanda e ipotizzare l'intervento nell’ambito lavorativo non terapeutico ed in particolare rispetto alle richieste di intervento psicologico da parte degli Istituti Scolastici. (M.M. Togliatti, Tofani 1990; Palazzoli et Alt, 1976). Il modello sistemico è infatti un'epistemologia, prima di essere uno strumento di intervento nel micro-contesto della classe o della sede scolastica, un modo per conoscere il mondo e per “pensare” nuove soluzioni; come sostiene S. Cirillo "[…] se la nostra ottica sistemica è un modello interpretativo della realtà, una chiave di lettura, deve pur fornire degli strumenti di comprensione e di intervento anche nelle ”frange” non terapeutiche del nostro lavoro".
L’obiettivo dell’intervento sistemico relazionale, quindi, in un contesto scolastico è quello di costruire un intervento che, come avviene nella terapia della famiglia, utilizzi le informazioni, stabilendo fra esse collegamenti diversi, con l'aiuto e la collaborazione dei membri del sistema scolastico e, laddove possibile, di quello familiare, per giungere a nuove connessioni e interazioni, plausibili rispetto alla realtà già conosciuta, ma contemporaneamente contrastanti con essa, per offrire una visione alternativa e evolutiva della realtà. All’interno degli Istituti scolastici, con il gruppo docenti e con le classi è possibile, utile e necessario lavorare sistemicamente, per facilitare il cambiamento ed attivare risorse nuove, spesso proprio raccontando nuove storie.


L’INTERVENTO PSICOLOGICO NELLA SCUOLA UTILIZZAZIONE DELLE RISORSE DI UN SISTEMA COMPLESSO, COLLAB. E. GUIDA, NUOVA ITALIA SCIENTIFICA, 1986
BAMBINI DIVERSI A SCUOLA; BORINGHIERI 1974, 8 RISTAMPE; SECONDA EDIZIONE 1989.
BARBIERI M. L’INTERVENTO SISTEMICO NELLA SCUOLA. IN: ECOLOGIA DELLA MENTE 2002; 25, N° 2: 159-185.

BARBIERI M. LA CONSULENZA PSICOLOGICA NELLA SCUOLA ALLE FAMIGLIE CON FIGLI ADOLESCENTI. IN: IL VASO DI PANDORA 2006; 14, N° 2: 65-87.

BARBIERI M., GUERRINI A., MANFRIDA G. BAMBINI, ADOLESCENTI E ADULTI NELLA SCUOLA. IN: PSICOLOGIA E SCUOLA 2006-2007; 27, N° 132: 3-15.
CIRILLO S. (A CURA DI). IL CAMBIAMENTO NEI CONTESTI NON TERAPEUTICI. RAFFAELLO CORTINA EDITORE, MILANO, 199
M.M. TOGLIATTI, TOFANI 1990; IL GRUPPO-CLASSE SCUOLA E TEORIA SISTEMICO-RELAZIONALE
PALAZZOLI ET ALT, 1976 IL MAGO SMAGATO. COME CAMBIARE LA CONDIZIONE PARADOSSALE DELLO PSICOLOGO NELLA SCUOLA
L. MARTINOLI E C. RESSEGATTI “DIALOGANDO CON L'ASSENTE:COME INTERVENIRE IN ASSENZA DI UNA RICHIESTA TERAPEUTICA” RIVISTA DEL SERVIZIO DI SOSTEGNO PEDAGOGICO DELLA SCUOLA MEDIA, NO. 12, MARZO 1995, PAG. 23-30

L’INTERVENTO PSICOLOGICO NELLE SCUOLE: APPLIACAZIONE DEL MODELLO SISTEMICO AL CONTESTO SCOLASTICO A MARCIANO ECOLOGIA DELLA MENTE 1 2007

C CURONICI L BENESSERE A SCUOLA SI COSTRUISCE INSIEME: IL CONTRIBUTO DELL'APPROCCIO SISTEMICO Rivista del Servizio di sostegno pedagogico della scuola media – numero 19 2003

M. CIUCCI, S. SCAMPERLE, G. TODINI. "IL BAMBINO CON PROBLEMI SCOLASTICI. SCUOLA, FAMIGLIE, SERVIZI: DALLA CONTRAPPOSIZIONE ALLA COLLABORAZIONE". MARISA MALAGOLI TOGLIATTI, UMBERTA TELFENER, OP.CIT., P. 103.

giovedì 26 ottobre 2017

L'intervento nel contesto di tutela

di Alessandra Melosi, psicologa psicoterapeuta, socia e didatta di CSAPR Prato.


Il presente contributo prende spunto dalla mia esperienza come Supervisore presso il Centro Crisalide di Pistoia, servizio specialistico che si occupa di valutazione e cura di minori e delle loro famiglie nei casi di abuso, violenza e grave trascuratezza. Il Centro si ispira ad esperienze guida pioneristiche e di riferimento per tutti coloro che vogliono operare in questo ambito, come quella del Centro Aiuto al Bambino Maltrattato di Roma e del CBM di Milano.
Per riuscire a cogliere la complessità dei fenomeni legati alla trascuratezza, maltrattamento, abuso e mettere in atto efficaci strategie di intervento è fondamentale evidenziare il “gioco relazionale”, l’evoluzione trigenerazionale e l’esito che tutto questo ha avuto sullo sviluppo del figlio.
Un aspetto peculiare del lavoro in un contesto di tutela è l’assenza di una richiesta di aiuto spontanea da parte della famiglia, che giunge alla valutazione e all’intervento in seguito a provvedimenti del Tribunale.
Il terapeuta si trova ad utilizzare la richiesta della rete di tutela (Giudice, Servizi Sociali, Comunità per minori) per raccogliere materiale su cui lavorare. In questo contesto il terapeuta deve contrastare la negazione del problema e tentare di raggiungere il riconoscimento del danno inflitto ai figli da parte dei genitori. Per fare questo è necessario adoperarsi per costruire con loro una alleanza terapeutica e attuare interventi volti a connettere i comportamenti disfunzionali con le rispettive storie personali.
Questa prospettiva di intervento ha come obiettivo prioritario di preservare la relazione genitore - figlio, migliorandola ove possibile, ma anche di valutare e individuare per il minore, nel caso la recuperabilità genitoriale non sia possibile, soluzioni alternative stabili al di fuori della famiglia.

Alessandra Melosi